Mud Mood


“…..Mud Mood un video-racconto del regista Roberto Orazi che,con semplicità e maestria, in pochi minuti, ha saputo cogliere e interpretare con intimità, l’essenza del mio lavoro.”

Sandro Scarmiglia

Viaggio tra Arte e Musica

L’Arte semplice ed essenziale di Sandro Scarmiglia

L’arte da sempre è stata oggetto di trasformazione ed evoluzione. Ogni artista, in tutte le epoche ha plasmato le proprie rappresentazioni artistiche a immagine e somiglianza di un contesto e un’epoca in cui viveva.  Ma vorrei soffermarmi in particolare sull’arte essenziale. Un’estasi della materia, dove nell’opera la materia esce fuori di sé per essere quello che è. L’arte essenziale pone ogni individuo alla radicalità delle questioni fondamentali dell’arte, del pensiero e della vita stessa.

Tratti caratteristici sono una sobrietà del gesto, una distanza dalle modalità spettacolari e comunicazionali a favore di un silenzio creativo, seppur contornato da un brusio di un racconto e della storia. Conta solo l’essenza di un gesto e di un contorno che si crea dietro al gesto stesso e all’opera.

Viaggio tra arte e musica: Sandro Scaramiglia
Sandro Scarmiglia con l’opera Germocavo

Musica e arte hanno lo stesso obiettivo cioè quello di trasmettere un’essenza celata dietro due formule di linguaggio differenti. Prendiamo ad esempio il jazz con l’arte essenziale, entrambe sono composte da pochi elementi ma che portano con sè un mondo di emozioni.  I più bei brani jazz spesso sono stati composti solo con poche note, ma proprio perché erano le note giuste hanno dato vita a brani formidabili. Ho avuto il piacere di entrare nell’affascinante mondo dell’artista Sandro Scarmiglia. Artista romano, ha conseguito gli studi di pittura all’Accademia delle Belle Arti di Brera.

Sempre alla continua ricerca di nuove sperimentazioni di una pittura materica, focalizzando la sua materia d’indagine di uno spazio tattile e visivo che lo spinge verso forme semplici ed essenziali.

Le tue opere richiamano molto un mondo musicale? Le forme delle tue opere si rifanno a strumenti musicali Cosa rappresenta per te la musica?

La musica è importante. La musica è quell’elemento che ognuno di noi porta dentro, è più metafisico che tangibile, l’arte plastica puoi toccarla, mentre la musica entri in contatto attraverso l’udito ed è un qualcosa di puramente trascendente ed emozionale.

Quanto influisce la musica nei tuoi processi creativi?

La componente musicale nel mio lavoro è preziosa, non solo perché quando lavoro ascolto musica, ma perché all’interno della composizione, in qualsiasi circostanza sia nella pittura che nelle sculture, mi pongo in termini musicali, ossia, ho uno spazio come se fosse uno spartito, vado ad aggiungere degli elementi ritmici e delle note che sono i punti di colore. Mi piace lavorare su forme molto semplici, la parte che mi interessa di più non è la scultura o l’oggetto in sé, ma l’allestimento che vado a creare e l’atmosfera che nasce intorno ad essa. È bello vedere quanto un opera può cambiare a seconda delle diverse ambientazioni e composizioni. Ogni elemento è come se fosse una particella della composizione.

Hai un genere musicale a cui sei legato?

Si, non ho una grande cultura musicale, ma cerco di ascoltare musica di qualità. Quella che prediligo è la musica jazz che riesce ad abbracciare tantissimi altri generi. Il jazz è fondamentale per creare nuovi stimoli musicali perché racchiude dentro tante componenti

Osservando alcune delle tue sculture alcune richiamano le forme di alcuni strumenti musicali come ad esempio la tua opera “la chiacchiera” potrebbe rievocare la canna di un organo…

L’idea della musica c’è sempre nel mio lavoro. E adesso sto cercando di introdurla come parte integrante delle mie opere, come parte di un insieme. Vorrei che fosse composta una musica dove il musicista si ritrova a creare proprio mentre guarda le mie opere, nella suggestione delle forme.

Viaggio tra arte e musica: Sandro Scaramiglia 1
Sandro Scarmiglia opera: Comari (La chiacchiera)

Come definisci la tua arte?

Pura, semplice ed essenziale

Hai un’ambizione per la tua arte?

Mi piacerebbe riuscire a trovare nella mia arte quegli elementi che trascendono un po’ quello che è la circostanza temporale, ecco perché la chiamo essenziale, cerco quel filo conduttore che appartiene a tutti, un’essenza di quei momenti che con sè porta la storia dell’arte. Io lo faccio con le mie forme molto elementari e semplici. Perché ogni momento storico ha i suoi modi i suoi archetipi, mi piacerebbe togliere tutto questo e rimanere sulla struttura e sull’osso che perdura. È una mia ambizione lo so!

Articolo a cura di Melissa Brucculeri 

Fase Uno

a cura di Velia Littera


Vernissage virtuale su Instragram Live @pavartroma – mercoledì 28 ottobre ore 17:30

Carola Masini, Roberta Morzetti, Manuela Scannavini, Giuseppe Bartolomei, Gianni Brucculeri, Salvatore Cammilleri, Ferdinando Carbone, Antonio La Rosa,Sandro Scarmiglia, Stefano Trappolini, Giovanni Trimani

In occasione della settimana romana dell’arte, RAW 2020, la galleria Pavart presenta la mostra collettiva FASE UNO.

Fase è un periodo, uno stato di qualcosa, che segna un cambiamento rispetto a un periodo o stato precedente, e in genere determina ciascuno dei varî momenti di uno sviluppo. La fase uno, nell’anno 2020, verrà ricordata per sempre come un periodo storico che ha messo tutti difronte ad un’emergenza mondiale costringendo tutti a chiuderci in noi stessi, nel nostro bozzolo, a difenderci da un male invisibile.

Una categoria di addetti sono stati in prima linea e hanno combattuto una guerra sanitaria per nostro conto cercando di curare e salvare tante vite umane, persone sconosciute, un parente, un’amica, un amico, un conoscente. E chi è rimasto a casa inerme, ha cercato di raccogliere i pensieri e vivere questa fase della vita con dignità e speranza. Non tutti sono stati capaci di approfittare di un fermo imposto, tanti si sono disperati, molti hanno assorbito il dolore della perdita, tanti hanno vissuto un dramma interiore e hanno visto vacillare le proprie certezze. Altri invece hanno voluto sfruttare questi mesi di chiusura come un regalo, come una grazia ricevuta, come un segnale per dedicarsi a sé stessi. Il celebre scrittore Giacomo Leopardi affermava che “la solitudine è come una lente d’ingrandimento: se sei solo e stai bene, stai benissimo, se sei solo e stai male, stai malissimo”.

Il mondo dell’arte ha subito un cortocircuito che porterà a una nuova dimensione. “Big ben ha detto stop”, è il caso di dire e si ricomincia. Durante la quarantena abbiamo imparato a dialogare molto di più, abbiamo avuto modo, pur se confinati, di parlare tanto di arte. Abbiamo assistito a confronti televisivi, webinar, video-riunioni, interviste. Insomma si è parlato tanto e si è visto molto sui tanti social media. Ma l’arte è anche materia e dobbiamo vederla per apprezzarla. Non possiamo sostituire il monitor di un pc, di un tablet, di uno smart phone con la percezione effettiva della realtà. Siamo grati alla tecnologia che ci ha reso fisicamente distanziati, ma socialmente uniti attraverso i vari canali di comunicazione digitale, ha reso più vicino chi era lontano, ma è ora di tornare al confronto vis a vis nel pieno rispetto delle distanze.

L’artista, per antonomasia, produce le sue creazioni in solitudine, possiamo affermare che mai fu periodo più idoneo alla creazione di opere d’arte dal contenuto quasi unico, perché maturate e pensate in un periodo storico ben definito e circoscritto.

FASE UNO è una mostra collettiva d’arte contemporanea che mette insieme un gruppo di artisti che presentano, ognuno nel loro linguaggio artistico, lavori realizzati esclusivamente durante il lockdown. Sarà un modo per raccontare come l’arte è lenitiva e come riesce a testimoniare un determinato stato d’animo e di conseguenza avere un potere resiliente. Ora più che mai l’umanità ha bisogno di arte perché dà speranza, fa reagire al trauma, ci nutre.

FASE UNO raggruppa un piccolo gruppo di artisti indipendenti che vogliono lasciare un segno e si aggiungono ai tanti attori della comunità artistica globale che negli ultimi mesi hanno prodotto tante forme d’arte. Arte e lockdown sarà sicuramente un binomio molto sfruttato in futuro, ma è necessario lasciare una traccia del passaggio. FASE UNO sarà una delle tante mostre che presenteranno arte prodotta durante quarantena obbligatoria e imposta dall’emergenza Coronavirus. Forse il concept e il titolo risulteranno banali, forse il messaggio della mostra sarà quanto mai utilizzato da grandi istituzioni e piccole gallerie come la nostra, ma in questo caso la banalità è obbligatoria. Ci sarà molto interesse per le opere prodotte durante la quarantena data la particolarità del momento, che ha messo il mondo di fronte a qualcosa che non avevamo mai visto prima, quindi, ai lavori prodotti durante la FASE UNO sarà attribuito un valore superiore, per via delle diverse tecniche sperimentate e dell’incredibile pathos che trasmetteranno.

La psicanalisi ci insegna che i momenti più vitali e creativi, sono il risultato di “tempi di crisi”, di fallimenti e di cadute e nel nostro voler continuare a fare arte siamo certi che FASE UNO sarà una selezione di lavori che uniscono dopo la separazione.

Galleria Pavart – email: info@pavart.it – Tel. +39.06.58303356 – web : www.pavart.it

Dal 26 ottobre al 6 novembre 2020 – Visitabile su appuntamento

Galleria

….”Ogni volta che provo a realizzare una forma plastica mi dico: “semplice, pura, essenziale!”. Di fatto, nelle mie forme mi riconosco e trovo maggior soddisfazione solo quando riesco a “togliere di più”. Sì! Forme organiche la cui caratteristica principale è che sono: “contenitori mai chiusi”, vesciche, tubi, tuberi che contengono e allo stesso modo espandono un fluido enigmatico. Germogli in divenire, cavità,  che possiamo immaginare come costruttori di suoni, e chissà ,se tutte insieme un giorno riusciranno mai a comporre melodie…” .

Sandro Scarmiglia

Foto by Patrizio Patrizi


Allestimenti

…..”Convivo quotidianamente con le mie forme anche nello studio in cui lavoro e, ogni volta che cambio loro di posto, quell’habitat di insieme ricambia, muta il modo di relazionarsi al suo interno, divergono i dialoghi tra i vari elementi, giocando all’infinito in un continuo cambiamento di ruoli”…

Sandro Scarmiglia

Biografia

Sandro Scarmiglia nasce a Roma il 3/12/1964. Dopo essersi diplomato al IV liceo artistico statale “alessandro Caravillani” di Roma nel 1982 ,si trasferisce a Milano dove inizia la freguentazione dei corsi di pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera. Consegue il diploma di laurea in pittura nel 1990. Per circa 10 anni porta avanti la sua ricerca prediligendo un particolare interesse alla sperimentazione di una pittura materica. La sua ricerca, che ha come analisi l’indagine di uno spazio tattile e visivo, lo spinge sempre più verso forme semplici e essenziali e lo porterà poi a maturare una forte esigenza plastica, che infine risolverà attraverso la scultura. Collabora in qualità di scenografo a produzioni televisive teatrali e cinematografiche.

Alcune tra le principale esposizioni

Mostre personali :
  • 1992 “Graffiti”, Galleria Cantine del Piccolo, Roma
  • 1994 “Pinturas”, Museo Municipal de Bellas Artes, Bahia Blanca, Argentina
  • 1996 “Tafelbilder”, Literaturhaus Einzenbergerhof, Salisburgo, Austria
  • “Sandro Scarmiglia” (a cura di Teresa Zambrotta), Galleria “Centro Luigi di Sarro”, Roma “Oltremare”, allestimento c/o Studio Massardi-Secci
  • 2019 “ Mud Mood” galleria Pavart Roma “ Mud Mood da Jos” Giardini di Jos Blera (VT)
Mostre collettive :
  • 1989 “Le 25 ore”, Milano
  • 1992 “Messaggi”, Galleria Intrastevere, Roma “Cantieri”, Palazzo Valentini, Roma “Cantieri 2”, Galleria C.R.A.C., Roma
  • 1993 “Rivolta e creazione”, Villa Florio, Grottaferrata (Roma)
  • 1993 “Rivolta e creazione”, Galleria Cantina del Piccolo, Roma “Magazzini”, Galleria C.R.A.C., Roma
  • 1995 “Bilder und Skulpturem”, Italia Exibition, Galleria Pro Arte, Hallein, Austria
  • 1996 “20 Artisti”, Palazzo Farnese, Ortona (Pescara)
  • 1997 “Alba” (a cura di Patrizia Ferri, Palazzo Ducale, Camerino (Macerata)
  • 1998 “Arte orafa e Arte Contemporanea a confronto”, a cura di C. Sorrentino e P. de Medici, SALA 1, Roma
  • 1998 “Venti d’artista”, a cura di C. Sorrentino e P. De Medici, Gilda on the Beach, Fregene, Roma
  • 1998 “Diramazioni”, a cura di B. Tosi, in collaborazione con il Centro Artistico L. di Sarro e Comune di Tuscania
  • 1999 “Art-Rebirthing”, eventi d’arte in diretta, Graziano Visconti (PC)
  • 1999 “L’arte contemporanea per nuovi approdi costruttivi” a cura B. Martuscello, Comune Candela (FG)
  • 1999 “Corpo di Guardia” a cura di Paolo Balmas, Comune di Bazzano (BO)
  • 2003 “Fons Vitae” a cura di E.Paloscia comune di Pitigliano (GR)
  • 2003 “Fons Vitae” a cura di E.Paloscia riserva naturale di Decima Malafede Roma
  • 2018 “Artisti a Palazzo” palazzo Lattanzi Blera (VT)
  • 2019 “30 aristi a Palazzo Lattanzi” Blera (VT)
  • 2019 “Rome Art Week 2019” la settimana dell’arte contemporanea.Galleria Pavert Roma
  • 2019 “Homing.12 nidi d’autore “ a cura di Carlo Gori e Velia Litter.Teatro Vascello e Galleria Pavart Roma
  • 2020 “ Segno di Artisti -Poeti di scena” a cura edi Bruno Amalfitano e Laura Lupi -Scuderie Aldobrandini .Frascati

Recensioni

CORPO DI GUARDIA 1999

….”Il surrealismo appena evocato, torna inevitabilmente in ballo anche nel caso di Sandro Scarmiglia e delle sue voluminose sculture in ferro, gesso, sabbia e terra, che richiamano, sia pure alla lontana, le famiglie di personaggi ameboidi e indeterminati di Tanguy. Parlare di mostri o comunque sicuramente di esseri viventi non sembra però il modo più opportuno di inquadrarli. L’elemento distintivo del loro modo di presentarsi viene ad essere, infatti, piuttosto l’ambiguità, ovvero l’impossibilità per chi guarda di stabilire con sicurezza se abbia a che fare con dei prodotti del lavoro umano, come otri, vasi, giare ecc. che stanno subendo una strana metamorfosi o, anche qui, con degli invasori galattici che si sono dati convegno in qualche luogo segreto prima di lanciarsi alla conquista del mondo. Né sembra il caso di parlare di qualcosa di inquietante, visto che la proliferazione di curiosi bitorzoli che affligge i nostri personaggi non da loro un aspetto spaventoso, ma vale semmai a renderceli più simpatici propio nel loro combinarsi con l’impaccio di una mole sproporsionata. La chiave migliore è forse allora propio quella di prendere alla lettera il titolo che l’autore impone spesso e volentieri ai suo lavori: “Capriccio”, ovvero variazione volta a esplorare nuove possibilità di espressione senza per questo voler aggredire frontalmente tecniche e temi propri delle tematiche dominanti del momento. Con una riserva però, quella stessa che ci consente oggi di vedere nei “capricci” manieristici e barocchi non un graduato divertissement ma la testimonianza di una crisi non solo linguistica assai più profondamente meditata di quanto non sembri.

Paolo Balmas – Docente di “Storia dell’Arte” della “Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Roma” (La Sapienza)

VENTI ARTISTI fra ricerca e polivalenza dell’immagine

“…Sandro Scarmiglia gioca la sua partita sul terreno della “regressione” innestando sul tronco delle nostre società largamente disincantate, ” idoli” lontani, “dei ” figli dei nostri sogni ad occhi aperti.

Roberto Maria Siena – docente emerito dell’Accademia di Belle Arti di Roma


PINTURAS Museo de Bellas Artes de Bahia Blanca 1994

“me es grato presentar al artista plastico italiano Sandro Scarmiglia Egresado de la Academia dde bellas Arte de Brera, Milan,desarolla su actividad en Roma,donde ademas de su labor pictorica se destaca como escenografo y vestuarista en producciones televisivas, teatrales,y cinematogràficas. En su obra auster encontramos signos esenciales, reconocibles por su universalidad. A traves de figuras simples y sugerenes, Scarmiglia logras un lenguaje que vence cualquier tregionalismo, a tal punto che que nos es posible intuir referencias muy cercanas a la atmòsfera patagònica. Su propuesta se encuntra reforzata por el caracter atemporal que emana de su obra, donde los personajes y arquitectura se nos presentan en su forma màs pura . Dicha imagen con el aporte matèricoortoga una visiòn sensible y primitiva que alude a lois mas profundo del ser. Scarmiglia tranmite su poètica sin tapujos, directamente, avitando aquello que pertuba su mensaje existencial. Se expresa màs por omision que por multiplicad de elementos. Sin duda busqueda apunta a lo trascendente e invita a una reflexiòn colectiva sobre la condictiòn Humana

Andres Duprat – Director del Museo Nacional de Bellas Artes


FONS VITAE 2003

…”Inno alla Pioggia di Sandro Scarmiglia pone a confronto tre elementi l’acqua. la terra, la lana. L’artista, homo-faber, ridefinisce lo spazio “occupandolo” con forme primordiali, che ottiene lavorando materie grezze e conferendo loro una struttura tangibile. La terra, mescolata alla colla e paglia, è una costante del suo lavoro che coglie suggestioni dal mondo naturale e animale. Nei “nidi” con cui riveste le pareti, la terra cretata mantiene intatta la sua forza vitale dilatandosi nello spazio, mentre protuberanze cave dalla forma leggermente svasata. che evoca una tromba , li pongono in relazione quasi musicale, cui anche il titolo rimanda, con l’ambiente. Una grande conca raccoglie l’acqua che goccia dall’alto, mentre il peso di questo volume viene alleggerito dalla lana che ricopre il pavimento in cui la conca affonda.”

Elena Paloscia – storica dell’arte, curatrice, giornalista


DIRAMAZIONI 1998

“….Durante il complesso meccanismo che si mette in moto nel momento in cui un artista si accinge all’opera, la scelta della dimensione è la prima di ordine estetico, che l’autore compie. Nelle opere di Sandro Scarmiglia, sculture alte circa 2 metri e 40, la notevole misura e le forme agiscono tra loro e precisano l’indirizzo della sua poetica. Infatti se la prima delle due potrebbe indurre a pensare all’idea di ricerca di monumentalità, le forme, al contrario, evocano la costruzione di uno scenario e non rimandano all’enfatizzazione della realtà, ma piuttosto ad una fantasiosa sostituzione.”

Barbara Tosi



L’ARTE CONTEMPORANEA PER NUOVI APPRODI COSTRUTTIVI – 1999

“…La ricerca materico-pittorica ha i suoi rappresentanti nelle diverse personalità di alcuni artisti qui rappresentati: Sandro Scarmiglia propone una composizione dove la tensione informale della materia pittorica è organizzata nell’equilibrio più totale, pacato, che dando origine ad un’atmosfera di sospensione spaziotemporale, fa emergere tracce quasi graffiate che riportano alla basilare necessità comunicativa del linguaggio e di ogni espressione creativa. “

Barbara Martusciello – Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi


“Mud Mood” di Sandro Scarmiglia a cura di Velia Littera

Nelle sculture di Sandro Scarmiglia, modellate attraverso un composto materico di fango e colla, tese alla ricerca di forme pure ed essenziali, si sente l’eco di civiltà preistoriche. Fin dall’antichità l’umanità ha scorto nel fango un elemento primordiale della vita: varie tradizioni indigene e religioni minori, in cui i fattori climatici e gli elementi naturali sono oggetti di culto al pari delle divinità o sono considerati come loro manifestazione terrena, sostengono la creazione dell’uomo dal fango; la stessa religione cristiana offre uno spunto a riguardo nel passo della Genesi “Dio formò l’uomo dal FANGO della terra, gli insufflò nelle narici un alito di vita e l’uomo divenne anima vivente” (Genesi 1-5).

In questa prospettiva religiosa e spirituale il fango rivela una natura apparentemente fragile e inconsistente ma cela dentro di sé un’immensa energia vitale. Inoltre la virtù dell’umiltà come accettazione della propria verità più profonda deriva etimologicamente dall’humus della terra: “Non nascondere il fango dal quale si è stati plasmati anzi, partire da questo per crescere…

L’accento posto sulla materialità dell’opera ha un forte legame con l’arte tribale, con cui le opere nascono da una commistione di materiali eterogenei ed organici e sono componenti che ritroviamo nel panorama artistico contemporaneo. L’uso che Picasso faceva dei materiali era molto simile a quello di Sandro Scarmiglia: nel processo creativo egli estraeva il principio insito in essi per poi appropriarsene e servirsene per i propri fini. L’impiego di tali materiali poi, sia da parte dei surrealisti che da parte dei dadaisti, rifletteva un conscio desiderio di evocare i prototipi primitivi. Lo stesso Scarmiglia rivela uno stretto legame fra le proprie opere e l’arte primordiale: si tratta di una costruzione plastica che ricerca un’empatia delle forme originarie. La tendenza modernista alla figura allungata e la familiarità con le proporzioni dell’arte tribale, molto cara anche a Giacometti, si concretizza in forme organiche la cui caratteristica principale è che sono: “contenitori mai chiusi” che contengono e, allo stesso modo, espandono un fluido misterioso. Si tratta di sculture molto vicine a quelle di David Smith, che con “Tank Totem” unisce l’interesse per il totem come forma archetipica primordiale e il trattamento del materiale in vista della creazione di un emblema. Nei lavori di Scarmiglia la componente individuale è superata in base al rapporto di coesistenza, le sculture non sono viste come oggetti unici ed a sé stanti, ma il loro stare insieme crea una comunità. L’allestimento pensato dall’artista, enfatizzato dalla sua esperienza nel mondo dello spettacolo come scenografo, diviene così lo strumento per cambiare di volta in volta l’habitat e creare sempre nuovi dialoghi fra le forme.

Agnese Landolfo e Velia Littera (direttrice e curatrice della galleria Pavart)